Troppe deroghe al consumo di suolo, da lunedì continua la battaglia in aula per una legge che punti a una vera tutela del territorio

Inserito il 28 maggio 2017 in Primo piano


Nessuno è contro lo sviluppo del Veneto, ma la tutela del suolo deve diventare strategica. C’è un interesse pubblico che non è certo inferiore a quello delle infrastrutture.

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“Nessuno è contro lo sviluppo del Veneto, ma la tutela del suolo deve diventare strategica. C’è un interesse pubblico che non è certo inferiore a quello delle infrastrutture. Si parla di consumo zero al 2050, ma questa legge, piena zeppa di deroghe, rischia di essere fortemente depotenziata e inutile ai fini degli obiettivi che ci siamo posti. Perciò da lunedì proseguiremo nella nostra battaglia emendativa”. Questo il commento del capogruppo del Partito Democratico Stefano Fracasso e dei consiglieri Bruno Pigozzo (relatore di minoranza), Graziano Azzalin e Andrea Zanoni alla vigilia della ripresa dei lavori in aula.

“Abbiamo già avuto un assaggio delle intenzioni della maggioranza con l’articolo 10 riguardante gli Accordi di programma per interventi di interesse regionale. Pensavamo ci fosse una revisione, invece hanno tirato dritto, confermando una deroga generalizzata che pone un’ipoteca pesante sul reale effetto della legge – afferma Bruno Pigozzo – Se l’Accordo di programma è fatto per pubblico interesse, lo stesso deve valere per l’azzeramento del consumo di suolo. Non possiamo sbilanciare il pubblico interesse tutto da una parte. Inoltre, fin quando non arriverà il provvedimento della Giunta che stabilisce i parametri di valutazione, i Comuni potranno continuare a rilasciare autorizzazioni in forza delle programmazioni già esistenti e questo è un altro depotenziamento non da poco”.

“La maggioranza ha inserito un numero spropositato di deroghe negli articoli 11 e 12, che nei fatti andranno ad annullare ogni buona intenzione – ribadiscono il capogruppo Stefano Fracasso e il consigliere Graziano Azzalin – Resterebbero escluse, tra le altre, le attività di cava, l’urbanizzazione consolidata, le opere pubbliche, le attività dello sportello unico Suap, il Piano casa e l’edilizia agricola. Così verrebbe confermato lo status quo, altro che consumo zero nel 2050! Anche sulla rigenerazione e riqualificazione urbana non ci siamo: un finanziamento di soli 50mila euro è una miseria, è come voler raggiungere la luna con un triciclo. Seppure fosse raddoppiato, andremmo ugualmente poco lontano. Rimane un placebo con cui non si imbocca in modo risoluto la strada del recupero di suolo. È evidente come non ci sia la volontà politica di dare gambe a questa legge. Possiamo ancora salvare in extremis il senso del provvedimento mantenendo un minimo di coerenza con i principi e gli obiettivi generali. Ma bisogna modificare questi articoli che contengono elementi fortemente impattanti. Si permettono deroghe per fare tutto e il contrario di tutto, quando invece dovrebbero essere concesse in misura limitata e vincolate a particolari scopi di interesse pubblico”.

“Avevo provocatoriamente chiesto di continuare a oltranza la seduta martedì scorso per chiudere la legge in nottata, evitando così che nel weekend si potessero aggiungere altre decine di emendamenti, visto che il consigliere Montagnoli in aula sottolineava le continue telefonate dei sindaci per fare nuove richieste. O che, in alternativa, spegnessero i cellulari – ricorda ironicamente Andrea Zanoni – Le continue modifiche della maggioranza puntano a indebolire ulteriormente i pochi paletti messi nella legge per la tutela del suolo. È un atteggiamento poco serio e irrispettoso dei cittadini e di tutte le associazioni di categoria e ambientaliste che abbiamo sentito in audizione. C’erano i tempi per le osservazioni, questo modo di procedere nello stravolgere quel poco di buono che resta è da condannare senza se e senza ma”.




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