2 giugno festa di tutti: solo con spirito unitario l’Italia può ripartire

Inserito il 1 Giugno 2020 in Blog, Primo piano


Per ripartire c’è bisogno di uno sforzo collettivo nella stessa direzione, mettendo al primo posto gli interessi della comunità e non il tornaconto elettorale.

“Il 2 Giugno è la festa di tutti gli italiani, come il 25 Aprile, è il simbolo dell’unità del Paese. E invece per qualcuno sarà una giornata di parte, con manifestazioni contro il Governo. Per ripartire c’è bisogno di uno sforzo collettivo nella stessa direzione, mettendo al primo posto gli interessi della comunità e non il tornaconto elettorale. La presenza del Capo dello Stato a Codogno è un messaggio forte e chiaro. Nel giorno della festa della Repubblica il Capo dello Stato porta la testimonianza della vicinanza di tutto il Paese nel Comune lombardo dove tutta la pandemia italiana è iniziata prima di arrivare da noi in Veneto a Vò Euganeo. Trovo perciò sbagliate sia nella forma che nella sostanza le iniziative promosse per martedì dal centrodestra a Roma, ferma restando ovviamente la libertà di tutti di scendere in piazza in condizioni normali. Ma non nel giorno della festa di tutti e non di una parte. E non creando condizioni di insicurezza per i contagi e dando un messaggio che rischia di “contaminare” lo sforzo che le istituzioni chiedono a tutti gli italiani per non abbassare la guardia contro il virus. Come per le stesse ragioni anche alcuni esponenti del centro destra si sono scatenati contro la delirante manifestazione dei Gilet Arancioni del Generale Pappalardo in piazza Duomo a Milano. Uguali condizioni di insicurezza, uguale messaggio di parte contro il Governo, uguale insegnamento cattivo agli italiani che devono stare attenti al distanziamento sul lavoro e nella vita quotidiana e poi a Milano come a Roma vedono in TV due piazze di gente vicina e che si comporta come se non avessimo mai sentito parlare di corona virus e come se non avessimo avuto tutti i malati e morti che abbiamo avuto e abbiamo”. Queste le parole di Graziano Azzalin, consigliere regionale del Partito Democratico, alla vigilia della Festa della Repubblica.

“L’emergenza da coronavirus ha riportato al centro del dibattito l’importanza del sistema sanitario nazionale pubblico e del diritto alla salute, garantito dalla Costituzione, che non può essere messo in discussione. Nelle emergenze serve una catena di comando compatta e centralizzata. Invece la gestione dell’epidemia, soprattutto nel periodo più grave, è stata contraddistinta dalla presenza di più centri decisionali regionali e statali non coordinati o addirittura in contrasto fra loro. Da questo punto di vista credo sia da ricalibrare la discussione sull’autonomia, rilanciata ancora una volta in chiave elettorale. Capire quali funzioni possono davvero essere decentrate e quali devono restare in capo allo Stato. Serve, soprattutto, una nuova idea che non contrapponga i singoli territori con Roma o anche fra loro. L’autonomia non può essere un feticcio propagandistico. Esattamente come non può e non deve esserlo la Festa della Repubblica di tutti gli italiani”.




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