Gestione del lupo, abbattimenti deregolamentati e sterilizzazioni sono fantapolitica. E intanto gli allevatori attendono risposte

Inserito il 31 gennaio 2018 in Caccia, Territorio


La Regione è davvero sicura di ‘risolvere’ il problema della gestione del lupo con abbattimenti deregolamentati, sterilizzazioni e spostamenti?

“La Regione è davvero sicura di ‘risolvere’ il problema della gestione del lupo con abbattimenti deregolamentati, sterilizzazioni e spostamenti? Sembra fantapolitica, queste soluzioni non sono adottate da nessuna parte”. A dirlo sono Cristina Guarda, consigliera della Lista AMP e Graziano Azzalin, Partito Democratico, intervenendo dopo aver letto le dichiarazioni dell’assessore all’Ambiente (fermamente convinto di non voler rinnovare il progetto WolfAlps che scadrà a maggio, come da mozione approvata in Consiglio)  che ha illustrato la ‘ricetta’ della Giunta per affrontare il fenomeno. “Pan vuole ripercorrere le orme di Zaia: il governatore voleva sterilizzare le cerve del Cansiglio, l’assessore per non essere da meno propone una soluzione identica per i lupi. La loro, evidentemente, è una fissazione”.

“Oltre a far pagare solo ai veneti la gestione del carnivoro, rinunciando ai fondi europei – spiegano – finora il Veneto ha boicottato il Piano nazionale in Conferenza Stato-Regioni poiché subordinava l’autorizzazione a sparare all’adozione di strumenti di prevenzione. Abbattimenti, spostamenti o sterilizzazioni sono misure buone magari per raccogliere un po’ di consenso elettorale, ma non una soluzione praticabile. Ad ogni modo, prima di avere il via libera per l’abbattimento straordinario occorre che sia verificata la reale presenza dei lupi, con un monitoraggio preciso e complesso, che necessita di investimenti costosi, difficili da portare avanti senza i soldi di WolfAlps. Oltre a questo, prima di poter sparare, bisogna attivare ovunque tutti i sistemi protezione ovunque vi siano mandrie a rischio, senza limitarci agli spot. E il Veneto è tremendamente in ritardo, sia per le recinzioni che per gli indennizzi, visto che risale solo all’ultimo anno la consegna degli strumenti di protezione. Altro che dalla parte degli allevatori! Un’altra delle condizioni per permettere l’abbattimento selettivo è l’assenza di atti di bracconaggio negli ultimi tre anni, ma qua siamo già in deficit per via del ritrovamento sull’Altopiano di Asiago di una carcassa di capriolo morto avvelenato”.

“Insomma – concludono – la Regione è proprio fuori strada. Per affrontare in maniera efficace questo problema occorre un’educazione alla cittadinanza e la politica deve farsene carico, senza cercare scorciatoie inutili e impraticabili”.




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