“Aprire la porta all’Emilia Romagna per far uscire l’Ente Parco del Delta del Po dalle paludi in cui è finito”

Inserito il 12 Gennaio 2012 in Agricoltura, Ambiente, Bonifica, Caccia, Territorio, Turismo


Il capogruppo del Pd a palazzo Ferro-Fini, Laura Puppato, e il consigliere regionale, Graziano Azzalin, si impegnano a proporre un ordine del giorno per avviare un tavolo di confronto interregionale

“Il momento per un cambiamento di rotta sul Parco del Delta del Po sembra essere arrivato. Il consigliere regionale del Pdl Mauro Mainardi, con una buona dose di autocritica ha affermato che attualmente l’ente di gestione è come una grande Pro loco, ma purtroppo è forse addirittura qualcosa di meno”. Secondo il capogruppo de Pd a Palazzo Ferro-Fini Laura Puppato ed il consigliere Graziano Azzalin, tuttavia, “i tempi sono maturi per far sì che dopo un lungo inverno possa finalmente sbocciare la primavera, permettendo al Polesine di mettere a frutto una delle sue più importanti risorse”.

Puppato e Azzalin evidenziano come “la duplice apertura programmatoria in atto a livello regionale è un’occasione da non perdere. Se il Veneto, infatti, sta ripensando ad un nuovo assetto dei parchi e della loro gestione, l’Emilia Romagna ha già compiuto questo passo con l’approvazione, lo scorso 23 dicembre, della legge di riorganizzazione delle aree protette, nel quale si riconosce l’importanza nazionale e internazionale dell’ambiente naturale del Delta del Po istituendo un unico Ente di gestione per le Aree protette delle province di Ferrara, Ravenna e Bologna. Il fatto da evidenziare è che, contestualmente, l’Emilia Romagna ha approvato un ordine del giorno che impegna la Giunta ‘ad aprire in tempi rapidi un tavolo di confronto con la Regione Veneto e con il Ministero dell’Ambiente per riavviare il percorso finalizzato all’istituzione del Parco interregionale del Delta del Po e, comunque, per concordare da subito politiche unitarie ed integrate tra i due sistemi regionali relative alle materie dei Parchi’. Per l’apertura del tavolo ci impegniamo fin da ora a presentare un ordine del giorno speculare che, visto lo stato delle cose, ci auguriamo trovi largo e trasversale sostegno, perché solo da una collaborazione che superi confini e schieramenti si può smuovere il Parco dalla palude decisionale e dalle secche di inattività in cui è finito”.

Tornando sulla situazione del Parco veneto, Azzalin non lesina una stoccata alla maggioranza, che “indubbiamente non ha fatto molto per promuovere il Parco né, tanto meno, per farlo divenire un’opportunità per il territorio. Senza indagare le varie responsabilità, adesso vanno superati mentalità e metodo di gestione portati avanti fino ad oggi. Certo, si tratta di un possibile primo passo e non di un punto di arrivo. Ma la strada è quella di aprire un dialogo con l’Emilia Romagna, rafforzare l’impegno delle istituzioni e cercare di coinvolgere portatori di interessi e cittadini. In questo mi sento di concordare con Mainardi quando sostiene che la politica debba fare un passo indietro per quanto riguarda la gestione dell’Ente lasciando il passo a tecnici della promozione turistica: troppo a lungo abbiamo assistito a miopi giochi di potere che hanno di fatto rinchiuso il Parco in una dimensione localistica ed autoreferenziale. E’ il momento di spezzare questo circolo vizioso, fermo restando il ruolo delle istituzioni e la natura del Parco. Proprio per questo sono fiducioso che la collaborazione con l’Emilia Romagna potrà essere di fondamentale importanza”.




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Un commento

  1. gg ha detto:

    Sono fortemente critico rammaricato per buona parte del contenuto di questo articolo. “Parco del Delta del Po” sono parole e le parole sono convenzioni perciò possiamo intendere qualsiasi locazione: possiamo ad esempio metterci d’accordo che “le grandi valli veronesi” fanno parte del “PARCO” del delta del Po. Molte migliaia di anni fa ne facevano sicuramente parte, tutta la Padania è stata costruita dal Po. Ma se parliamo del “DELTA DEL PO” attuale allora no. Dalle rotte di Ficarolo(almeno due) avvenute attorno al 1152 il fiume Po ha abbandonato la provincia di Ferrara. Il Po di Primaro, chiamato così perché era il ramo principale, da tempo immemorabile e chiamato Po Morto di Primaro, non comunica con il Po; anche il Po di Volano comunica con il Po tramite la biconca di Pontelagoscuro e un canale artificiale per permettere la navigazione, ma le sue acque provengono dal canale di Burana. Il Delta per definizione esatta è quell’area compresa fra i rami di un fiume che prima di sfociare in mare divide il suo corso in più parti.
    Delta è la quarta lettera dell’alfabeto greco che e rappresentata con un triangolo. E’ evidente e inconfutabile che il DELTA DEL PO inizia fra Panarella di Papozze e Serravalle all’incile del Po di Goro che costituisce il lato Sud/Ovest del triangolo del delta. Il lato Nord/Est è costituito dal Po di Venezia fino a Cà Venier dove c’è l’incile del Po di Maistra. L’altro lato del triangolo è costituito dal mare Adriatico. Questo è il DELTA del PO; Comacchio, Goro, Porto Garibaldi,eccetera sono fuori come lo sono Adria, Porto Viro, Rosolina, le valli Baliona, Moraro, Canocchione Boccavecchia eccetera: non fanno parte del Delta del Po e questo è un dato di fatto inconfutabile: altrimenti parliamo di PALEODELTA e allora ci possiamo mettere dentro tutto da Torino all’Adriatico fino a Rimini. Se invece vogliamo incantarci con tante parole, parole ed ancora parole è un altro discorso. Una cosa probabilmente si può dire, i nostri politici polesani non hanno mai saputo valorizzare e promuovere il nostro territorio che è unico e di valore inestimabile, voglio pensare perchè impegnati con altri problemi anche se questo non lo ritengo del tutto trascurabile, anzi. In questo articolo si fanno meraviglie per il ponte di barche a Gorino veneto e a Santa Giulia,per il faro di Goro, ma avete mai sentito parlare di Scano Boa? Là c’è il Delta del Po, il Delta che nasce che cresce, vivo e irrequieto come un bambino (carne che cresce si dice dei bambini). Il cuore del Delta è là e non altrove. Se non sei andato là e non hai vissuto e sperimentato la dolcezza e la potenza di quell’ambiente; se non hai vissuto un poco con quel Delta bambino che irrequieto cresce con vivacità imprevedibile, che gioca e continuamente costruisce e distrugge che ne sai del DELTA DEL PO. Là ci si và solo con “batei” di pescatori, con canoe o con la mitica Batana di Marino. Là non ci sono ristoranti; e se quando torni non ti porti dietro le tue immondizie, bé vuol dire che hai capito poco e sei uno di quelli che non lo meritano e credo che non ti verrà voglia di tornarci.

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