Università, nel Defr accolto l’emendamento Pd sul diritto alla salute per gli studenti fuori sede, mancano però ancora risposte sulle borse di studio

Inserito il 30 novembre 2018 in Primo piano, Senza categoria


bbiamo accolto l’appello degli studenti universitari, ma la Regione dà risposte parziali.

“Abbiamo accolto l’appello degli studenti universitari, peccato che dalla Regione siano arrivate risposte solo parziali”. A dirlo sono la vicecapogruppo del Partito Democratico Orietta Salemi e il collega Graziano Azzalin a proposito dei due emendamenti legati al diritto allo studio presentati ieri durante la discussione in aula sul Defr. Uno è passato, l’altro no.

“Anzitutto proviamo a guardare la metà piena del bicchiere: siamo soddisfatti perché è stato fatto un passo in avanti per quanto riguarda l’assistenza sanitaria degli universitari fuori sede, garantendogli il sacrosanto diritto alla salute. L’ emendamento del Pd infatti  prevede, di fatto, di avere due medici di base, uno nella città di residenza e un altro in quella di studio, qualunque sia l’ateneo veneto di riferimento, come già accade per gli iscritti all’Università di Padova dove è attiva una convenzione con la Regione. Così facendo si evitano anche accessi impropri al Pronto soccorso, che diventano inevitabili in assenza di un proprio dottore”.

Respinta invece l’altra proposta relativa ai meccanismi di adeguamento regionale delle soglie di accesso alle borse di studio.  “È un tema delicato e ancora irrisolto, sollevato anche quest’anno dai rappresentanti degli studenti in sede di audizione. La Regione deve adeguarsi, nella misurazione dei parametri, alle soglie minime nazionali Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) e Ispe (Indicatore della situazione patrimoniale equivalente), e tuttavia finora risponde alle norme nazionali  soltanto per quanto riguarda l’Isee. Questo comporta l’esclusione  dalla platea di idonei alle borse di studio chi magari non ha potere di acquisto, causa reddito, ma magari possiede una piccola proprietà. La Regione in questo modo non tiene nemmeno conto del particolare tessuto sociale del Veneto, caratterizzato proprio da famiglie a basso-medio reddito che con sacrifici e sforzi negli anni si sono guadagnati una casa, un appezzamento di terra. E così accade che chi avrebbe diritto alla borsa di studio  viene tagliato fuori e non si sente riconosciuto nel merito.  Il nostro  intervento aveva l’obiettivo di allargare la platea dei beneficiari, studenti meritevoli, ma privi di mezzi”.

Resta dunque questo nodo aperto insieme aun altro tema sollevato dagli universitari che riguarda la celerità nella  erogazione proprio delle borse di studio “Occorrono tempi più rapidi, adeguati all’inizio delle attività e non a metà anno. L’ Università di Padova ha istituito autonomamente un fondo che anticipa il denaro in attesa dei soldi della Regione, a differenza di altri Atenei, che non hanno le stesse disponibilità economiche. E così gli studenti veneti spesso, a inizio anno accademico, non sanno come fare per pagarsi le spese di mantenimento essenziali alla propria formazione”.




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