Per tenere aperto un ospedale basta un portinaio, per farlo funzionare occorre il personale. Zaia la smetta con gli slogan e investa sul territorio

Inserito il 4 ottobre 2018 in Primo piano


Per tenere aperto un ospedale basta un portinaio, ma di scatole vuote non ce ne facciamo nulla.

“Per tenere aperto un ospedale basta un portinaio, ma di scatole vuote non ce ne facciamo nulla. In Veneto mancano 1300 medici, Zaia ci dica come sostituirli, perché siamo stufi di affermazioni generiche e spot”. È quanto afferma Graziano Azzalin, consigliere regionale del Partito Democratico commentando le dichiarazioni del governatore a proposito del nuovo Piano sociosanitario che ‘non chiuderà nessun ospedale’.

“Le strutture funzionano solo se ci sono investimenti sul territorio: perché non parliamo di quelli, visto che le preoccupazioni sono generalizzate? Il caso Camposampiero, purtroppo, è emblematico: i medici se ne vanno perché sono costretti a ritmi pesanti con continui straordinari e senza la certezza di poter offrire un servizio di qualità agli utenti. Carenza di personale e turni massacranti hanno come conseguenza l’abbassamento della sicurezza negli ospedali, è bene che si sappia che c’è un nesso diretto.  E ciò dipende dalla cattiva programmazione. Tra l’altro anche i concorsi per la copertura dei posti vacanti vengono indetti con mesi, a volte anni, di ritardo, come ha evidenziato pubblicamente il presidente della Quinta commissione consiliare. Sono problemi che riguardano tutte le strutture. Anche per garantire l’efficienza permessa dall’alto livello tecnologico, la presenza di operatori qualificati è imprescindibile. Non sono infrequenti i casi i casi in cui macchine costosissime non lavorano a regime per la carenza di organico. E a livello di costi sostenuti e ammortamento è indubbiamente una diseconomia. Con queste inefficienze, il rischio è di uno scivolamento continuo verso il privato: è il futuro che Zaia e la sua Giunta stanno preparando per il Veneto? È il tema prioritario da affrontare nel prossimo Piano sociosanitario – chiude Azzalin – perché proseguendo su questa strada viene messo in discussione il Sistema sanitario universale pubblico, con cure adeguate solo per chi potrà permettersi di pagarle”.




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