Posti letto, lungodegenza, apicalità della chirurgia e punto nascite: nelle schede troppe promesse non mantenute per l’ospedale di Adria

Inserito il 26 Marzo 2019 in Primo piano


Ancora una volta la provincia di Rovigo viene penalizzata, non c’è coerenza.

“Ancora una volta la provincia di Rovigo viene penalizzata, non c’è coerenza tra quanto previsto nel Piano sociosanitario e le schede che devono dargli attuazione. La specificità del territorio non può restare un termine vuoto, va riempito di contenuti consequenziali. Lo slogan ‘prima i veneti’ tanto caro alla Lega e a Zaia, evidentemente non vale per i polesani”. È quanto afferma il consigliere del Partito Democratico Graziano Azzalin ieri ad Adria per la conferenza stampa ‘Ospedale di Adria e le nuove schede ospedaliere. Che fare?’, insieme al consigliere comunale Gino Spinello, al segretario provinciale Giuseppe Traniello Gradassi e Federico Cuberli segretario del circolo democratico cittadino.

“Le critiche arrivano da tutto il Veneto, perché la Giunta ha raccontato delle balle e adesso più di un servizio è a rischio. L’unione delle Ulss prevista dalla riforma del 2016 ha provocato dei tagli laddove si era detto che non ci sarebbero stati, il risparmio doveva essere sul versante amministrativo e invece ci sono state ricadute pesanti sull’organizzazione ospedaliera. L’emergenza medici non è stata affrontata per tempo, siamo di fronte a una fuga generalizzata, occorrono risorse aggiuntive e incentivi maggiori, mentre è da bocciare l’accentramento del reclutamento del personale tramite l’Azienda Zero”, ha detto il consigliere regionale prima di concentrarsi sull’ospedale di Adria.

“I problemi che emergono dalla lettura delle schede sono numerosi e in commissione Sanità ci batteremo per modificarle con i nostri emendamenti. Anzitutto occorre ripristinare i posti letto in Medicina generale, venti in meno, così come gli ospedali di comunità non possono prendere il posto della lungodegenza. Ben vengano i 24 posti letto, a patto che siano aggiuntivi e non in sostituzione. Non è la stessa cosa, sia perché in queste strutture dopo 30 giorni si deve pagare, sia perché le persone non stabilizzate hanno bisogno di cure appropriate visto che si tratta di situazioni di una certa complessità. Gli investimenti, giusti e  indispensabili, nell’impiantistica annunciati dal direttore generale Compostella contrastano con l’impoverimento delle specialità e rischiano di restare fini a se stessi”.

Nel suo intervento Azzalin ha infatti ribadito la necessità di ripristinare l’apicalità chirurgica. “Nel 2018 c’erano in servizio solo un primario e quattro medici, con il mancato rimpiazzo di altri tre, fra pensionamenti e trasferimenti. Sempre lo scorso anno sono stati eseguiti 721 di chirurgia generale, di cui 416 di chirurgia ordinaria (ben 185 di urgenza ovvero di notte e nei festivi) e 97 di day hospital, a cui se ne aggiungono 446 di chirurgia ambulatoriale”.

L’esponente dem si è soffermato in particolare sulla chirurgia addominale effettuata in laparoscopia, di cui Adria è un centro di riferimento nazionale. “Ha sempre rispettato i parametri previsti dal Piano nazionale esiti ed è stato elemento di ‘attrazione’ di utenza proveniente da fuori regione. In una provincia anziana dove gli over 65, la fascia più fragile, rappresentano il 25% della popolazione, garantire la chirurgia laparoscopica è fondamentale”.

Infine il Punto nascite, con la richiesta di fare chiarezza: “Ancora non sappiamo se verrà assicurato un collegamento con Rovigo o se ci sarà bisogno di una deroga. Per questo, così come per tutti gli altri problemi che le schede non sembrano risolvere bensì aggravare, saremo a fianco della mobilitazione del territorio, sia in piazza che in aula con le proposte emendative da presentare in Commissione e in Consiglio regionale”.




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