Centri per l’impiego, scelta politica non concertata né motivata sul futuro di 300 persone. Troppi dubbi non sciolti sul loro passaggio a Veneto Lavoro

Inserito il 9 maggio 2018 in Primo piano


Su un argomento così delicato la Regione non può limitarsi a fare da passacarte, approvando un provvedimento senza concertazione.

“Su un argomento così delicato la Regione non può limitarsi a fare da passacarte, approvando un provvedimento senza concertazione. Come se si trattasse del mero adempimento burocratico di una norma statale. Eppure stiamo parlando del futuro di 300 persone che cambiano ente di riferimento, modello organizzativo e che, per il ruolo che svolgono, dovrebbero essere messe al centro delle politiche attive per il lavoro. Di mezzo, infatti, c’è il destino non solo dei dipendenti, ma dei Centri per l’impiego nel loro complesso. È paradossale dire che non è la soluzione migliore e prenderla comunque: se non ci sono vincoli o limiti perché allora andare avanti su questa strada?. Ad affermarlo il capogruppo del PD Stefano Fracasso e i consiglieri Graziano Azzalin (relatore di minoranza) e Andrea Zanoni a proposito del Ddl che ha sancito il passaggio del personale dei Centri per l’impiego a Veneto Lavoro, provvedimento su cui il gruppo dem si è astenuto. “Un’astensione che vuole dare atto di un recupero, viene corretto un limite presente nel Collegato, introducendo la garanzia di un ‘assorbimento’ da parte della Regione qualora sorgessero dei problemi tali da mettere a rischio Veneto Lavoro. Il lato positivo è che abbiamo portato in aula un dibattito su una tematica, quella della carenza di lavoro, che ci dovrà vedere sempre attenti”.

“È una scelta esclusivamente politica che la Regione non ha spiegato a sufficienza. Vengono trasferite 300 persone a un ente che non ha uno Statuto e che dovrà integrare la propria ‘mission’. Poi, sulla base delle attività svolte, sarà fissato il fabbisogno del personale: e se ci si accorgesse che è sufficiente un numero minore di lavoratori? Il limite più grave è comunque quello della mancata concertazione, a differenza di quanto fatto per il passaggio dei forestali dalla Regione a Veneto Agricoltura”.

“La decisione della maggioranza – aggiungono ancora gli esponenti dem – è assolutamente contraddittoria. Da un lato approva leggi per chiedere una maggiore autonomia, dall’altro rinuncia a esercitare le proprie funzioni. Se questo è un settore strategico, perché rinuncia a mantenerlo in capo a se stessa, preferendo delegare a Veneto Lavoro?”.




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