Totem negli ospedali, non è con la demagogia di Zaia che si risolvono i problemi della sanità: carenza di personale, attrezzature vecchie e lunghe liste di attesa

Inserito il 21 marzo 2018 in Blog


Non è con la demagogia di Zaia che si risolvono i problemi della sanità veneta che viene usata come proscenio per fini politici personali.

“Non è con la demagogia di Zaia che si risolvono i problemi della sanità veneta che viene usata come proscenio per fini politici personali. L’arrivo dei totem negli ospedali, quando già ci sono gli Uffici relazioni con il pubblico, è totalmente inutile se non controproducente: servirà ad aizzare gli utenti contro la struttura e non, certo, ad assumere personale, dimezzare le liste di attesa o acquistare nuove attrezzature. Ci stupiamo del singolare silenzio delle direzioni generali, che su questa iniziativa non hanno avuto niente da ridire. A proposito di autonomia..”. Il consigliere del Partito Democratico Graziano Azzalin attacca direttamente il governatore a proposito delle postazioni con questionari sulla soddisfazione del servizio e cassette postali dove inserirli che sono state collocate negli ospedali del Veneto.

“Visto che Zaia parla di efficienza, gli ricordo che per rispondere a un’interrogazione ci mettono mesi. Quanto tempo impiegherà lui a rispondere in prima persona, per scritto, alle richieste degli utenti, come ha promesso? La realtà è che non la riforma sanitaria fa acqua da tutte le parti e prova a placare l’insoddisfazione con una spruzzata di populismo. È curioso che voglia proporsi come garante terzo, quando in realtà è la parte apicale del sistema e dovrebbe assicurare che funzioni a monte. Invece preferisce ergersi a ‘uomo della Provvidenza’ con un provvedimento privo di senso e costoso”.

“Ancora una volta – insiste Azzalin – fa propaganda con soldi pubblici, 80mila euro. Le strutture sono in sofferenza, gli organici ridotti all’osso, il personale va in pensione e viene sostituito dopo mesi o addirittura anni, come se non fosse un qualcosa di conosciuto e quindi programmabile. E queste non-scelte sono una responsabilità politica che ha un nome e cognome. Che non si cancella con la spugna della demagogia. E comunque, visto che ha tempo a disposizione, perché non chiede anche l’opinione e il grado di soddisfazione del personale, ovviamente in forma anonima, che lavora nelle strutture sociosanitarie?”.




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