Serve un’azione unitaria di tutto il Polesine per avere un ruolo da protagonista nella programmazione sociosanitaria. Il Comune di Rovigo dovrebbe fare da raccordo, anziché organizzare iniziative estemporanee

Inserito il 24 novembre 2017 in Sanità, Territorio


Anche nella sanità la Regione ha dimostrato che ci sono figli e figliastri e il Polesine rientra in quest’ultima categoria.

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“Anche nella sanità la Regione ha dimostrato che ci sono figli e figliastri e il Polesine rientra in quest’ultima categoria. Non c’è stato un investimento sul territorio delle risorse risparmiate grazie alla riduzione delle Ulss e il riparto del Fondo sanitario prevede un bel taglio dei trasferimenti. È quindi necessario che tutta la provincia rivendichi in maniera compatta le proprie istanze all’interno della programmazione regionale. Invece assistiamo a iniziative divisive che rischiano di avere un effetto boomerang, acuendo i problemi strutturali del Polesine”. Queste le considerazioni di Graziano Azzalin, consigliere del Partito Democratico, a proposito del vertice sulla sanità organizzato dal primo cittadino di Rovigo Massimo Bergamin, che si è rivelato un flop, con appena cinque sindaci e un assessore presenti.

“Siamo di fronte a un depauperamento oggettivo della provincia all’interno del sistema sociosanitario veneto. E in una fase così delicata di riforma, con l’unificazione delle Ulss, il livello politico-istituzionale deve agire per rafforzare l’unità di intenti del territorio. A partire dal Comune capoluogo che però, come già accaduto su altri temi vedi acqua e rifiuti, anziché porsi come soggetto di raccordo si contraddistingue come elemento di divisione. È assurdo, per esempio, che non sia stata minimamente coinvolta la Conferenza dei sindaci. Il modo di agire del sindaco Bergamin indebolisce le istanze del territorio rispetto alle prossime scadenze: nel 2018 c’è il rinnovo delle schede ospedaliere, è una fase importante e il Polesine non può arrivarci così”.

“Serve un’interlocuzione continua e vera con Venezia, che non sia fatta sulla base della comunanza partitica, bensì per vedersi riconosciuto un proprio ruolo all’interno della programmazione regionale. Ma ciò può avvenire solo se vengono formulate proposte unitarie, altrimenti siamo condannati a soccombere. E a rimetterci – è la conclusione di Azzalin – non sarà questo o quel sindaco, ma tutti i cittadini polesani”.




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