Inammissibile che sul Parco del Delta la Regione si faccia dettare la linea da Berlato. A Zaia non frega niente del Polesine e l’assessore Corazzari è completamente esautorato

Inserito il 4 maggio 2017 in Ambiente, Territorio


Le dichiarazioni di Berlato sul Parco del Delta sono gravissime ed è inammissibile che la Regione si faccia dettare la linea da lui! Purtroppo ci troviamo di fronte a un assessore con delega ai Parchi e per di più polesano, Corazzari, completamente esautorato.

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“Le dichiarazioni di Berlato sul Parco del Delta sono gravissime ed è inammissibile che la Regione si faccia dettare la linea da lui. Purtroppo ci troviamo di fronte a un assessore con delega ai Parchi e per di più polesano, Corazzari, completamente esautorato da un cacciatore vicentino. E ci chiediamo a quale titolo”. A dirlo è Graziano Azzalin, consigliere del Partito Democratico a Palazzo Ferro Fini replicando alle esternazioni dell’esponente di Fratelli d’Italia sul Parco Interregionale del Delta. Secondo Berlato, infatti, la legge nazionale di riforma, approvata al Senato e ferma alla Camera, resterà ‘impantanata’ a lungo a Montecitorio, mentre  i progetti di legge che riguardano le aree protette all’interno dei Parchi regionali e la loro gestione sono al momento bloccati in Terza commissione. Uno stallo che, ha assicurato il consigliere di FdI, è destinato a durare perché ci sarebbe una contrarietà diffusa da parte del territorio.

“Berlato afferma che lo stop all’iter è stato deciso durante una riunione di maggioranza. Quindi un consigliere, peraltro presidente di un gruppo composto soltanto da se stesso, fa sospendere la discussione di una legge presentata dalla Giunta: siamo davvero all’incredibile. E la mancata replica è l’ennesima prova che a Zaia non frega niente del Polesine. Sul Parco del Delta, e il percorso per una gestione unica interregionale con l’Emilia Romagna, sono stati fatti tavoli nazionali ai quali il governatore, direttamente o indirettamente, ha partecipato. E adesso che fa? Ha cambiato idea e perché? È comunque curioso che a tracciare il percorso siano Berlato e i cacciatori, una categoria che non era certo penalizzata dalla riforma della Legge quadro 394, visto che le critiche sono arrivate da una parte del mondo ambientalista e animalista per le aperture nei confronti del mondo venatorio”, aggiunge Azzalin.

“La Regione ha voluto lasciare spazio a un confronto ideologico anziché entrare nel merito, lavorando per fare abortire sul nascere, accusando il Governo di imporre una soluzione dall’alto. E invece le cose stanno diversamente, poiché esiste la clausola di salvaguardia in capo alle Regioni. Ma non solo, in aula è stata approvata all’unanimità una mozione che impegnava la Giunta ad aprire un tavolo con tutti gli attori interessati per un percorso condiviso. Perché è il territorio nel suo insieme, enti locali, società civile e categorie produttive, a dover scrivere le regole, in modo da essere davvero protagonista e valorizzare le peculiarità di un’area unica. Ma non è stato fatto niente, il tavolo non si è mai aperto. Berlato, parlando di espropriazione dei territori, dice quello che gli fa comodo – prosegue l’esponente dem – A proposito di organi di gestione non più nostri, perché non si fa qualcosa? Fin quando non viene approvata la legge di riforma il Parco del Delta, come quelli dei Colli e della Lessinia rimangono commissariati, senza una rappresentanza delle comunità locali. Quindi Berlato mente e continua a farlo quando parla di categorie contrarie. In realtà il ‘no’ arriva soltanto da una, tutte le altre hanno dato una sostanziale approvazione, esprimendo delle piccole perplessità. A pensar male a volte ci si azzecca diceva qualcuno, questa volta abbiamo la prova provata”.

“Infine, a settembre, nella Riserva della Biosfera del Delta del Po si svolgerà il primo Forum mondiale dei Giovani MAB (Man and the Biosphere) Unesco. Come ci vogliamo approcciare a questo avvenimento, recitando il ‘De profundis’ delle aree protette? Vogliamo farci ridere dagli organismi internazionali che ci riconoscono un patrimonio unico, mentre a livello regionale ce ne infischiamo, lasciando il campo libero alle scorrerie di una categoria minoritaria?”, conclude Azzalin.




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