Primarie Pd, la provincia di Rovigo si conferma anomala rispetto al dato nazionale. Da tempo denunciamo metodi e azioni che hanno allontanato iscritti ed elettori

Inserito il 3 aprile 2017 in Primo piano


Il dato delle convenzioni nella provincia di Rovigo dove la mozione Emiliano raggiunge quasi il 37% e addirittura il 69% nel comune capoluogo, è assolutamente in controtendenza rispetto ai numeri nazionali e conferma l’assoluta anomalia del Pd di Rovigo.

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Il dato delle convenzioni nella provincia di Rovigo dove la mozione Emiliano raggiunge quasi il 37% e addirittura il 69% nel comune capoluogo, è assolutamente in controtendenza rispetto ai numeri nazionali e conferma l’assoluta anomalia del Pd di Rovigo. Anomalia doppia, in questo caso, perché fino a pochi giorni il gruppo che ha sostenuto il governatore pugliese si dichiarava fervente sostenitore di Matteo Renzi e, in un tempo assai ridotto, è riuscito a ‘convincere’ un numero così importante di iscritti a cambiare idea e seguirli. Iscritti spostati come pacchi. Il risultato numerico è sicuramente notevole, ma la prova muscolare, dettata non da linee programmatiche o da prospettive per il territorio, ma da calcoli di natura diversa, rischia di essere un boomerang. Alla luce di quanto è avvenuto in occasione delle convenzioni polesane, ultimo atto di un modus operandi che va avanti da anni, rischia di avere un effetto addirittura comico, se la cosa non fosse tremendamente seria, quanto dichiarato da Emiliano nella conferenza stampa a Rovigo la settimana scorsa: “Noi non siamo il partito delle tessere”. Probabilmente non sapeva nelle mani di chi si era messo: un gruppo che ha voluto dare una dimostrazione di forza e fare rumore, ma la bomba è scoppiata loro in mano! Un risultato troppo eclatante, migliore anche di quelli registrati in Puglia, per passare inosservato, frutto di un modo di agire che ha poco a che fare con la politica e con il confronto interno a un partito, a meno di non ridurlo a un mero ‘tesserificio’. Non è una questione di nome né, tanto meno, di scelte, ma di metodo: da anni andiamo denunciando questo stato di cose alle commissioni regionali e nazionali di garanzia, in maniera purtroppo infruttuosa. Speriamo che questa volta vengano aperti entrambi gli occhi, come avvenuto in altre parti d’Italia, prima che sia troppo tardi.

La debolezza e la fragilità del gruppo dirigente locale, con la connivenza in prima persona dell’ormai ex segretario provinciale Julik Zanellato ha permesso a un gruppo organizzato di ex Socialisti craxiani di Rovigo di impossessarsi di diversi circoli, compresa la città di Rovigo, attraverso una gestione familistica del tesseramento che ricorda il Psi degli anni ’80. Rovigo ha già pagato un prezzo altissimo alle ultime Comunali. Infatti, Nadia Romeo e il suo gruppo con le stesse tecniche hanno monopolizzato, militarizzato e vinto due anni fa le primarie del centrosinistra, per poi perdere rovinosamente le elezioni. Abbiamo più volte stigmatizzato questa degenerazione della politica polesana che ha allontanato iscritti ed elettori, marginalizzando il ruolo e la presenza del Pd, frustrando la passione e la generosità di tanti militanti. Questo gruppo, affidatosi a Julik Zanellato è riuscito a scontrarsi apertamente con la stragrande maggioranza degli amministratori polesani, producendo un cortocircuito che ha ancor più marginalizzato il nostro partito. Una situazione che è stata di fatto avallata e tollerata dal livello regionale, che ha prodotto un commissariamento inutile negli anni scorsi, ma soprattutto dal livello nazionale con un silenzio assordante e un disinteresse disarmante. Il Comitato “Per Andrea Orlando Segretario” della provincia di Rovigo continuerà comunque la battaglia per combattere questi metodi e ridare centralità alla passione e alla militanza politica, soprattutto in vista delle Primarie del 30 aprile, in modo da dare una risposta forte e un segnale vero di discontinuità.

Per il Comitato Andrea Orlando Segretario

Graziano Azzalin, Benedetta Bagatin, Gianfranco Munari




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