Ospedali di comunità, inaccettabile tentativo di scaricare i costi sulle spalle dei malati trasformando la sanità pubblica in sanità a pagamento

Inserito il 7 aprile 2014 in Blog


Insieme al vicepresidente della V commissione Claudio Sinigaglia, abbiamo rilanciato l'allarme dopo la presa di posizione della conferenza sindaci dell'Ulss 18: la Giunta si prepari a rivedere la delibera

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“Il cardine del nuovo Psr, ovvero una deospedalizzazione non traumatica, accompagnata dalla nascita di strutture intermedie, è stato condiviso anche dal Pd. Purtroppo, infatti, si tratta di far fronte a sempre minori risorse e, inevitabilmente, questo passo andava fatto. Quello che, però, non possiamo accettare è il tentativo nascosto di trasformare la sanità pubblica in sanità a pagamento”. A lanciare l’allarme sono il vicepresidente della commissione regionale Sanità Claudio Sinigaglia ed il consigliere polesano Graziano Azzalin, che fanno proprie le perplessità avanzate dalla conferenza dei sindaci dell’Ulss 18 e rilanciate dal Comitato “Per l’articolo 32 – Sanità e Sociale”. “In pratica – spiegano i due consigliere democratici – per i cosiddetti ospedali di comunità, a carico del paziente, dopo 30 giorni dall’ingresso, vi è una ‘quota alberghiera’ di 25 euro e che diventa di 45 euro dopo 60 giorni di presenza. In più, se la struttura eroga autonomamente l’assistenza medica h24, vengono aggiunti 10 euro al giorno. Nelle unità riabilitative territoriali, addirittura, la tariffazione scatta dal primo giorno. Non solo, ma trascorsi i 30 giorni, è previsto anche il pagamento del ticket per tutte le prestazioni sanitarie. Se su questa ‘compartecipazione’ vi è, comunque, la possibilità di far valere eventuali esenzioni, altrettanto non si può dire per la quota alberghiera, tanto più che non sono previsti sgravi di nessun tipo in base al reddito, in contrasto anche con quanto contenuto nel decreto sul nuovo Isee. Un altro aspetto sconvolgente è rappresentato dal fatto che, se il paziente non arriva da un ospedale ‘tradizionale’, ma viene inserito in un ospedale di comunità dal medico di medicina generale, sia la quota alberghiera che quella di partecipazione dovranno essere pagate dal primo giorno di degenza: in questo modo, si produrrà inevitabilmente il passaggio dei pazienti da un Pronto soccorso, producendo un ulteriore ingolfamento degli ospedali”

Per questo, Sinigaglia ed Azzalin chiedono alla Giunta “di riferire in commissione e di prepararsi a rivedere la delibera n. 2718 del 24 dicembre 2012 nella quale sono stati capziosamente introdotti questi meccanismi di pagamento che, di fatto, contrastano con la finalità stessa degli ospedali di comunità, il cui vantaggio dal punto di vista economico sarebbe dovuto essere nelle minori spese gestionali e di personale e non certo da un pagamento da parte dei pazienti. Fra l’altro, il goffo tentativo di estorcere denaro ai cittadini malati, si capisce fin dalle premesse, perché la definizione dell’ospedale di comunità è ‘struttura atta a garantire le cure intermedie, cioè le cure necessarie per quei pazienti che sono stabilizzati dal punto di vista medico, che non richiedono assistenza ospedaliera, ma sono troppo instabili per poter essere trattati in un semplice regime ambulatoriale o residenziale classico e che trattano problemi che si risolvono in un periodo limitato di tempo, indicativamente 4-6 settimane’: appare chiaro che, essendo la media stimata di permanenza di cinque settimane, tutti i pazienti saranno chiamati a pagare le proprie cure. Se questa è la sanità pubblica immaginata da Zaia, che forse non è a conoscenza del fatto di come anche nel Veneto già oggi siano centinaia di migliaia le persone che rinunciano a curarsi per motivi economici, c’è poco da strepitare di indipendenza: scaricare le spese sanitarie sui malati è non solo anticostituzionale, ma deprecabile anche dal punto di vista morale




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