L’unica cosa che interessava alla maggioranza era il divieto di burqa. Legge demagogica e discriminatoria, la sicurezza non c’entra niente

Inserito il 28 giugno 2017 in Blog


L’unico emendamento che la maggioranza doveva approvare era questo: ‘Purché non si entri col burqa, poi tutto il resto non conta’.

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“L’unico emendamento che la maggioranza doveva approvare era questo: ‘Purché non si entri col burqa, poi tutto il resto non conta’. È una legge demagogica, discriminatoria che ha altre finalità, neanche troppo nascoste, esclusivamente propagandistiche e la Lega ha colto nel segno, questo era l’obiettivo”. A dirlo è il consigliere Graziano Azzalin durante la dichiarazione di voto sul ‘Regolamento sulle modalità di accesso e di permanenza nelle sedi istituzionali della Regione del Veneto, degli Enti del Servizio sanitario regionale, degli enti strumentali e degli organismi sottoposti a controllo e vigilanza della Regione’, che ha visto il no compatto del Partito Democratico.

“Abbiamo presentato una varietà di proposte per trovare una convergenza, ma è stato tutto inutile. È evidente che si è voluto fare passare un messaggio che non ha niente a che vedere con la sicurezza, citata a sproposito e in maniera strumentale. Potevamo prendere pari pari il regolamento della Regione Lombardia, dove non mi risulta che ci sia l’ingresso libero per chi entra travisato con indumenti che richiamano una determinata tradizione culturale o religiosa. Invece le elencazioni, con specifico riferimento a burqa e nijab, nascondono, ma neanche troppo, altri obiettivi. Bastava una regola, chiara e semplice: se una persona non è riconosciuta e riconoscibile non può entrare. Da parte nostra c’era la massima disponibilità ad arrivare a un accordo, ma con una maggioranza così, che voleva solo un’altra legge bandiera, è inutile discutere”.

“Trovo tuttavia grave che il Consiglio resti impantanato per ore a discutere di questo, quando ci sono problemi ben più seri, a partire dalla siccità – ha detto in conclusione Azzalin – Problemi che la Regione nei fatti ignora, limitandosi a fare un elenco di opere, dicendo poi che non ha le risorse per intervenire, come al solito per colpa di Roma ladrona”.

 




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