Considerazioni sul Pdl 43

Inserito il 12 novembre 2017 in Blog


Martedì approderà in aula il Pdl che costituirà la “base e l’oggetto del programma dei negoziati con lo Stato” per ottenere maggiori forme di autonomia. Finora nelle commissioni la discussione si è incentrata esclusivamente sulle questioni fiscali, una materia che però non rientra nelle materie concorrenti negoziabili, che non faceva parte, neanche implicitamente, del quesito […]

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Martedì approderà in aula il Pdl che costituirà la “base e l’oggetto del programma dei negoziati con lo Stato” per ottenere maggiori forme di autonomia. Finora nelle commissioni la discussione si è incentrata esclusivamente sulle questioni fiscali, una materia che però non rientra nelle materie concorrenti negoziabili, che non faceva parte, neanche implicitamente, del quesito del 22 ottobre, così come non c’era alcuna richiesta di Statuto Speciale. La Regione non ha avuto quindi alcun mandato in questo senso! La domanda su cui si è espresso il 57% dei cittadini veneti riguardava l’ottenimento di maggiori livelli di autonomia, secondo l’iter previsto dalla nostra Costituzione.

Ad oggi, invece, si è parlato d’altro. Ci sono stati forniti dalla giunta numeri che cambiavano continuamente e le tesi fornite a supporto degli stessi, anche con l’avallo di esimi costituzionalisti, sono risultate inattendibili sul piano politico prima ancora che nel merito. La richiesta di trattenere nove decimi del gettito fiscale senza che ci sia una valutazione sostanziale delle materie che possono essere trasferite al Veneto nè una scala di priorità, è pari a 18,8 miliardi ed equivale a una volta e mezzo l’attuale bilancio Regionale, non può essere considerata una cosa seria, oltre che incostituzionale poiché mina il sistema solidaristico su cui si basa la nostra Repubblica.

In ogni caso, non occorre essere dei costituzionalisti per capire come non può dipendere da un referendum consultivo, con una domanda generica e una risposta scontata a legittimare le Regioni che hanno un residuo fiscale attivo a potersi trattenere il 90% delle tasse, lo farebbero tutte e fallirebbe il Paese come hanno peraltro, con indiscussa onestà intellettuale, confermato gli stessi consulenti della giunta! Dobbiamo sempre tener presente quanto scritto nella sentenza che ha dato l’ok al referendum: “ il quesito non prelude a sviluppi dell’autonomia eccedenti i limiti costituzionalmente previsti”.

Il Veneto a guida leghista ha però l’esigenza di andare oltre e differenziarsi. Questo vuol dire semplicemente cercare lo scontro con lo Stato e far sì che la trattativa non parta. Siamo di fronte a un obiettivo tutto politico e pianificato in vista delle elezioni, poiché le Camere saranno sciolte a fine anno e a marzo si tornerà al voto.

Se questo è il vero fine della Lega e dei suoi alleati, come ho sempre sostenuto, lo scopriremo presto. Consegnare alla delegazione trattante un pdl irricevibile perché non calcola i veri costi delle competenze e che descrive un libro dei sogni avulso dalla realtà può esser buono solo per fare campagna elettorale non certo per avviare una trattativa istituzionale con lo Stato.

Nel caso, non sarò certo complice di una pagliacciata che non ha niente a che vedere con la richiesta di autonomia e gli interessi dei veneti.

Graziano Azzalin

Consigliere Regionale PD




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